SIDARMA di Navigazione SA

LA NOSTRA STORIA 

SIDARMA, LE NAVI DEI DOGI E I FORZATORI DEL BLOCCO.

( a cura di PRO SCHIAFFINO )

Il comandante Pro Schiaffino ci ha mandato il profilo di una società di navigazione che appartiene alla storia della marina mercantile italiana con una nota sulle    
“ Victory”. Pro è un profondo conoscitore di navi e di traffici marittimi, prolifico scrittore e ci sembra utile proporre questa società e le sue navi, di cui una quasi leggendaria, per i nostri lettori .

          La Società Sidarma, Società Italiana d’Armamento, in origine si chiamava Società Fiumana di Navigazione con sede in Riva Emanuele Filiberto 4 a Fiume. Era stata costituita a Fiume, allora ancora squisitamente italiana, e nel 1937 aveva aderito al progetto ministeriale di rinnovamento della flotta mercantile italiana, rinnovamento resosi più che necessario essendo le navi dell’epoca molto vecchie, acquistate quasi tutte di seconda, se non di terza mano e con età superiore ai trent’anni, e quasi tutte con motrici a vapore e come combustibile il carbone.
          La Società aveva optato per il secondo tipo di navi da inserire nel traffico di linea commerciale, ossia navi da merce varia con ampie stive e corridoi, con grandi boccaporti, picchi di carico di buona portata, con verricelli elettrici e con due bighi di forza per i colli pesanti, motrici a motore Diesel del tipo Fiat a due tempi, doppio effetto su sei cilindri di elevata potenza, buona velocità e bassi consumi. La ciminiera portava due dei tre colori della città di Fiume e cioè rosso e giallo. Le navi avevano i nomi di alcuni famosi Dogi della Repubblica di Venezia, in cui dagli anni ’50 la Sidarma aveva la sua sede sociale.

ANDREA GRITTI: costruita a Monfalcone nel 1939, tsl 6.337, 54 Lunghezza m 143, 46 - Larghezza m. 18, 47 - Puntale m 7, 20 - Portata t 10.320 - Motore Fiat 646 - Potenza Cavalli asse 4.800 - Velocità nodi 16, 67. Questa nave all’inizio della guerra fu impiegata per il rifornimento del fronte libico e in data 3 settembre 1941 fu affondata in Lat. 37°33’ Nord e 16°26’ Est (circa 25 miglia a Sud Sud Est di Capo Spartivento) da siluro aereo inglese. La Sidarma ha voluto dare il nome di ANDREA GRITTI a una sua nave in costruzione in quel tempo a Monfalcone, varata nel 1943 che aveva le stesse caratteristiche della precedente, con la sola differenza nella stazza lorda tonn 6.404, 87 e nella portata t 10.490. Questa nave fu una delle poche sopravvissute alla guerra e fu impiegata dalla Società nella linea del Centro America. Sopravvisse sino al 1967 quando venne venduta alla Società Veras Shipping Co. di Famagosta che le mise il nome di VERITAS. Nessuna notizia di questa nave siamo riusciti a trovare in seguito.

FRANCESCO BARBARO: costruita a Monfalcone nel 1939 tsl 6.342 - Lunghezza m 143, 46 - Larghezza m 18, 47 - Puntale m 7, 20 - Portata t 10.318 - Motore Fiat 646 - Potenza Cavalli Asse 4.800 - Velocità nodi 16.60. Affondata il 27 settembre 1942 in Lat. 37°15’ Nord Long. 19°55’ Est, ponente di Navarino da siluro di sommergibile inglese.

MARCO FOSCARINI : costruita a Monfalcone nel 1940 tsl 6.342 - Lunghezza m 143, 46 - Larghezza m 18, 47 - Puntale m 7, 20 - Stazza t 6.341 - Portata t 10.490 - Motore Fiat 646 - Potenza Cavalli Asse 4.600 - Velocità nodi 16, 69. Anche questa nave venne impiegata per il rifornimento sul fronte libico e fu autoaffondata a Tripoli il 20.11.1943. La Società ha voluto dare lo stesso nome MARCO FOSCARINI a una nave che aveva in quei tempi in costruzione a Monfalcone nel 1943 con le stesse caratteristiche della precedente con la sola differenza nella stazza lorda di t 6.404, 87 e portata t 10.490. Anche questa fu affondata il 21 aprile 1943 in Lat. 37°50’ N. 11°30’ E. 42 miglia a Ovest di Favignana da siluro di sommergibile di nazionalità inglese.

PIETRO ORSEOLO : costruita a Monfalcone nel 1939. tsl 6.344, 37 - Lunghezza m 143, 46 - Larghezza m 18, 47 - Puntale m 7, 20 - Portata t 10.307 - Motore Fiat 646 - Potenza Cavalli Asse 4.600 - Velocità nodi 16, 29

SEBASTIANO VENIER : Costruita a Monfalcone nel 1940 tsl 6.310 - Lunghezza m 143, 46 - Larghezza m 18, 47 - Puntale m 7, 20 - Portata t 10.346 - Motore Fiat 646 - Potenza Cavalli Asse 4.600 - Velocità nodi 17, 00. Affondato a sud di Navarino il 9 dicembre 1941 da siluro sommergibile inglese. Anche in questo caso la Sidarma ha voluto dare lo stesso nome SEBASTIANO VENIER a una nave in costruzione nel 1943 a Monfalcone. Questa nave è stata affondata, cause imprecisate, il 22 febbraio 1944 in Adriatico.

VETTOR PISANI : costruita a Monfalcone nel 1939 tsl 6.334 - Lunghezza m 143, 47 - Larghezza m 18, 47 - Puntale m 7, 20 - Portata t 10.322 - Motore Fiat 646 - Potenza Cavalli asse 4.600 - Velocità nodi 16, 76. Affondata il 25 luglio 1942 su una spiaggia in località a sud di Argostopoli bombe e siluro di aerei.


FORZATORI DEL BLOCCO :
LE SCORRERIE OCEANICHE DELLA PIETRO ORSEOLO

Queste nove motonavi consegnate poco prima e durante la nostra entrata in guerra, sono state impiegate, per il rifornimento  
dei porti della Libia e dell’Albania, meno la Pietro Orseolo che era stato noleggiata dal Lloyd Triestino e si trovava il 10 giugno 1940
nel porto giapponese di Kobe. 
Di questa nave penso sia interessante descrivere le sue avventure come il più importante e fortunato “Forzatore del blocco” instaurato dagli Alleati durante l’ultima grande guerra come ho cercato di raccontare nel mio libro “Quando il mare racconta in prima persona”.
         
La Germania che aveva creato, con l’Italia e il Giappone una grande Alleanza, e aveva sbaragliato l’esercito alleato occupando i porti atlantici della Francia, iniziò il tentativo di forzare il blocco alleato e di farvi giungere le numerose navi che si erano rifugiate nei porti non soggetti agli alleati.

La Pietro Orseolo a Kobe si era preparata con molta attenzione al tentativo di forzare il blocco degli Alleati che in quel tempo erano rimasti i soli Inglesi. Si trattava di percorrere circa 20.000 miglia, prima nell’oceano Pacifico sino a Capo Horn e poi l’Atlantico, oceani controllati dagli alleati, diventati ancora più potenti con l’entrata in guerra degli Stati Uniti dopo Pearl Harbour.

Unica difesa per la nave e il suo equipaggio era la solerte attenzione delle due vedette appollaiate sulle crocette a oltre 30 metri sul livello del mare, che permetteva loro di scorgere il nemico, (in quegli oceani non c’era possibilità di trovare un amico, e debitamente allontanarsi dalla sua visuale). Riuscì così a giungere sana e salva a Bordeaux dopo 58 giorni di navigazione e sbarcare il prezioso materiale caricato in Giappone per l’Italia e la Germania.

Dopo la necessaria manutenzione al motore e allo scafo e avere installato le armi per la propria difesa, anche in considerazione del buon risultato ottenuto, il Comando militare decise di tentare, in considerazione della buona fortuna dimostrata, un’ ulteriore possibilità di eludere il blocco alleato in senso inverso e il 1 ottobre 1942 la Pietro Orseolo partì, carica di materiale necessario all’alleato Giappone, tentando la via di Capo di Buona Speranza.

Quando si trovarono nel mezzo dell’Oceano Atlantico, alla latitudine dello stretto di Gibilterra, un urlo delle vedette mise in agitazione il comandante: “sulla nostra sinistra si intravede un convoglio sicuramente americano, saranno trenta navi su cinque file,    
una dietro l’altra come in una sequenza di un film, venga a vedere.”   

Rapido il comandante salì sulle crocette: vieni a dritta di 90 gradi, anzi di 120 gradi, bisogna cercare di sparire. Per fortuna la visibilità non era perfetta e l’Orseolo riuscì a sottrarsi alla vista ritornando dopo alcune ore sulla rotta primitiva, ma dovette ancora manovrare per scapolare alcune navi del convoglio ritardatarie. Il comandante aveva contato le navi: erano 42, più le ritardatarie circa 50 navi, senza contare le numerose navi da guerra tra le quali aveva intravisto anche una piccola portaerei. Era un numero enorme, abituati ai nostri convogli al massimo di 7 navi; il comandante si rese conto che ormai per la nostra marina non c’era più nulla da fare.

Ma proseguì il suo viaggio come gli avevano insegnato di fare. Finalmente il 2 dicembre 1942 la nave attracca, sana e salva a        Kobe dopo aver percorso circa 20.000 miglia.

La situazione in Giappone nel frattempo era molto cambiata, da una supremazia giapponese si era passati alle reazioni americane: nel giugno 1942 si era combattuta la battaglia delle Midway che aveva segnato una svolta decisiva nella guerra del Pacifico e la vittoria degli Stati Uniti aveva modificato quello che sembrava il corso ormai irreversibile della storia.

La sera del 25 gennaio 1943 la nave parte da Kobe per tornare in Europa seguendo rotte inverse a quelle del percorso in andata. Oltre al solito carico erano aumentati i quantitativi di gomma grezza, tanto che le stive erano tutte complete a tappo. Imbarcarono inoltre una novantina di passeggeri quasi tutti tedeschi che volevano rientrare in patria.

Il viaggio si svolse con le stesse difficoltà dei precedenti aggravati dal fatto che l’aumentato numero di navi americane sia da guerra che civili aumentava anche le probabilità di una deleteria scoperta.

Ma la ormai provata capacità di sorvegliare tutto l’orizzonte della nave e la fortuna che sempre aiuta i capaci, permisero di giungere nel golfo di Guascogna senza incidenti.

Il 30 marzo 1943 al largo di Capo Finisterre, l’Orseolo viene raggiunto dalla scorta tedesca che si era spinta molto al largo delle coste francesi, scorta formata dai cacciatorpediniere della classe Z che erano andati incontro per proteggerla nel tratto finale della lunga e tribolata traversata.

Il 1 aprile però, ben entro il Golfo di Biscaglia, quasi in vista della Gironda, il sommergibile americano Skad, in agguato nella zona, riesce a colpire con un siluro la nostra nave nei pressi della stiva due. Il boato è molto forte, la nave trema tutta dal grande colpo, ma resiste, le doppie paratie trasversali tengono ottimamente e malgrado tutto, la nave rimane a galla e può riprendere la sua rotta verso Bordeaux da cui dista appena sessanta miglia. Alle 11, 45 arriva finalmente a Le Verdon.

A conclusione di questi fatti tanto straordinari, mi piace trascrivere quanto Supermarina ebbe a scrivere nella propria relazione:

“La motonave Pietro Orseolo ha portato a compimento il duplice forzamento del blocco nemico in sei mesi. Nel corso di questo periodo di tempo ha effettuato 103 giorni di navigazione, secondo l’orario prestabilito e percorrendo 34.400 miglia alla velocità media
di 14 nodi. (Il totale dei giorni di navigazione dell’Orseolo fu pertanto di 164 e quasi 54.000 le miglia percorse durante le tre
traversate da e per il Giappone
”.

Se un fatto come questo fosse avvenuto in un paese di mare, la Gran Bretagna per esempio, sarebbe stato divulgato in tutto il mondo e
i protagonisti sarebbero stati premiati e giustamente decorati. Da noi popolo di Eroi, di Poeti, ma non certamente di Marinai non è successo niente, nessuno ha voluto ricordare i nostri naviganti della marina mercantile che durante la guerra hanno avuto più di 20.000 morti in mare, da nessuno mai ricordati.

La PIETRO ORSEOLO viene affondato il 21.12.1943 a Bordeaux dai tedeschi in ritirata. Nel Libro Registro del RINA dell’anno 1946 risulta: Mn. Pietro Orseolo stesse caratteristiche elencate in precedenza, con il porto di armamento non più Fiume, ma Roma matricola N° 208. Evidentemente era stato ricuperato a Bordeaux e fatto rientrare in Patria. Purtroppo nell’elenco delle variazione del Libro Registro dell’anno 1947, al numero di registro 4303 viene riportato: Mn. Pietro Orseolo, Tonn. 6.344 affondato. E non siamo
stati capaci di trovare nessuna altra notizia. Nel 1952 una nuova nave viene battezzata con il nome Pietro Orseolo; si tratta del canadese “Fort Livingstone” costruito a Vancouver nel 1942. Si trattava di uno di quei famosi liberty canadesi, tutti chiamati con il primo nome di “Fort”, costruiti sullo stesso disegno, ma modificati secondo le più buone consuetudini inglesi nel conservare l’antico utilizzando il progresso con molta cautela; bruciavano in caldaia ancora il carbone e questo fatto aveva obbligato a modificare parecchio il progetto; la saldatura, completa nei liberty americani, nei Fort era meno spinta. Era chiaro che la Società Sidarma non poteva conservare a lungo questo piroscafo che aveva usurpato un nome famoso; infatti nel 1960 questo venne venduto alla Società Slobodna Plovidba di Sebenico che gli pose il nome di “Bor” e non siamo riusciti, senza alcun rimpianto, ad avere ulteriori notizie. Sempre per la
mia “mania” di fare dei confronti ho trovato alcuni dati interessanti sulle navi chiamate “Victory” costruite in USA nel 1945 in numero
di circa 250 con caratteristiche simili alle nostre motonavi tipo Andrea Gritti. Erano navi molto veloci circa 17 nodi, con la prua molto fine e per questo con un castello elevato contenente il boccaporto numero uno; con cinque stive, chiusure Mac Gregor e con le stive 2
e 4 con 4 picchi di carico oltre i bighi di forza. Gli Stati Uniti ne vendettero all’estero molto poche tra le quali due: Castel Bianco e Castel Felice alla Sitmar che li trasformò in navi da passeggeri e li utilizzò sulla linea Australia emigranti.

(Ringraziamo il Cap. Pro Schiaffino, il collega Decio Lucano nonché la DL News Cultura per il permesso concessoci alla pubblicazione di questo articolo sul nostro sito.)